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INTERVISTA AL FOTOGRAFO GIULIO MOLFESE
Da Arezzo Wave alla Guinea Bissau con una mostra fotografica
Ad Arezzo Wave abbiamo incontrato il fotografo Giulio Molfese, reporter indipendente, ha collaborato con varie testate: Repubblica, Musica di Repubblica, quotidiani locali e internazionali e organizzato varie mostre fotografiche a livello internazionale. La mostra fotografica presentata al festival di Arezzo Wave ci trasmette la descrizione di un piccolo sud in un continente immenso come l’Africa: la Guinea Bissau.
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Ci vuoi raccontare della tua esperienza vissuta in Africa ed in particolare nella Guinea Bissau?

La Guinea Bissau è una piccola nazione a Sud del Senegal, non è più grande della Lombardia ed ha circa un milione e mezzo di abitanti, la capitale è Bissau, una città abbastanza grande, poi ci sono città più piccole e tabanke ovvero i villaggi delle aree rurali. Questa nazione è ricca di spiagge da sogno, un mare pescosissimo, tanto legname e forse tanto, tantissimo petrolio. La Guinea. B. è uscita da una sanguinosa guerra civile nel 98’ e da un colpo di stato nel 2003, adesso c’è un governo di transizione; è uno dei paesi più poveri del mondo: agli ultimi posti delle classifiche internazionali sull’aspettativa di vita, contiamo che metà popolazione della Guinea B. ha meno di 15 anni, con un’età media di 18 -19 ed un’aspettativa di vita che arriva ai 47 anni.
Ovviamente la condizione sanitaria in Guinea B. è molto precaria e spieghiamo anche perché, nella capitale Bissau, l’ospedale di Stato non ha energia elettrica o acqua potabile se non che per alcune ore al giorno e attraverso generatori. La situazione sanitaria è pessima, la maggior parte degli interventi sanitari sono affidati ai missionari o alle O.N.G. internazionali, che hanno aperto degli ambulatori.
Tornando alla situazione sanitaria, nella Guinea B. per partorire ci vogliono 50 dollari, per un parto cesareo ci vogliono 100 dollari, nonostante questo nell’ospedale si verificano due casi di bambini morti per parto al giorno.
Per questo, abbiamo fatto un piccolo progetto insieme all’Associazione con cui collaboro, nel quale le finalità principali sono: una di informare l’opinione pubblica sulla situazione in Guinea B. e l’altra attraverso il libro fotografico della mostra, le quali potranno permettere di costruire direttamente un piccolo ambulatorio per donne che vogliono partorire, tutto questo, in una città al centro della Guinea B.

Per quanto riguarda la situazione dell’AIDS che informazione hai al riguardo?

L’AIDS in Africa è un grande problema, in alcune zone dell’Africa Centro Meridionale si raggiungono percentuali molto e molto alte di questa malattia. Nella Guinea B. l’AIDS è presente come altre malattie, la lebbra e la tubercolosi.
La questione è che non sempre si sa di avere l’ AIDS, chi ha questa certezza, viene allontanato dalla società, un po’ come viene fatto con la lebbra, infatti nel lebbrosario di Bissau i malati di lebbra, di AIDS e di TBC condividono gli stessi spazi. Sono malattie che vengono classificate come, non dico una maledizione, comunque creano emarginazione. Spesso la gente non sa di avere l’AIDS ma quando lo sa, cerca di non dirlo per non incorrere nei problemi appena citati.
Quindi un’opera importante svolta dalle O.N.G. internazionali è la prevenzione e l’informazione sulla malattia: attraverso il preservativo nei rapporti sessuali, indicando come viene trasmesso il virus, come ci si può difendere ed i primi interventi. Queste sono le cose più importanti che devono essere fatte, perché c’è molta disinformazione sulla malattia.

Quindi la situazione è abbastanza drammatica?
Si, la situazione è molto drammatica, anche perché consideriamo che in posti come la Guinea B., dove è in gioco la sopravvivenza quotidiana della persone, l’accesso ai farmaci contro l’HIV è assolutamente inesistente. Sarebbe opportuno aprire un discorso riguardo le case farmaceutiche e la distribuzione di farmaci a tutti, aiutando inoltre la sperimentazione del vaccino

Questo non viene fatto?

Viene soltanto relegato a poche O.N.G. che lavorano nel settore sanitario Possiamo comunque sostenere che in Guinea B. la cura è assolutamente inesistente.

Quali sono le tradizioni di queste popolazioni?
La Guinea B. fondamentalmente è un paese a maggioranza cristiana animista, conservano ancora le loro tradizioni, è presente la componente mussulmana ma non è molto diffusa, anche se confina con il Senegal dove invece questa componente è molto forte. La Guinea B. è un posto tranquillo e molto accogliente è uno dei posti dell’Africa, di quelli che ho visitato dove le persone sono ospitali e dividono quel poco che hanno con te. Hanno tante tradizioni, dal matrimonio, battesimi, o rituali particolari, molto sentiti dalla popolazione e da tutta quanta la comunità, è sempre un occasione per stare insieme e condividere i momenti importanti della vita.

Puoi parlarci anche degli altri paesi africani che hai visitato?

Si, conosco il Senegal, Uganda, Sudan, Etiopia ed ogni paese ha le sue particolarità ed i suoi problemi. Viene spontaneo a questo punto chiedersi: perché l’ Africa, uno dei continenti più ricchi del mondo, ancora oggi versa in uno stato di povertà assoluta della quale noi abbiamo responsabilità ben precise?
Pensiamo che in Sudan c’è petrolio sia per quantità che per qualità maggiore che in Arabia Saudita ma le concessioni petrolifere del Sudan sono in mano a compagnie internazionali senza scrupoli, come la compagnia di Stato Cinese, che beneficia di questa risorsa senza renderne partecipe la popolazione. Inoltre nel Sudan c’è stata la guerra per ventidue anni, causa di milioni di morti dei quali nessuno ne parla. Il Congo, invece è il più grande produttore di colzan. Questo minerale è il superconduttore più importante del mondo, lo abbiamo tutti noi nei nostri telefonini e computer, a causa dell’estrazione di esso, controllata da compagnie occidentali, in Congo abbiamo avuto l’equivalente di vittime delle torri gemelle tutti i giorni per tre anni.
In questo continente insanguinato continuamente da guerre la situazione è sempre molto precaria, è difficile sopravvivere ogni giorno.
L’Africa rimane un continente ricco di materie prime che purtroppo non restano a chi ne avrebbe realmente bisogno. Anche la loro cultura ha un approccio antitetico al nostro: noi diamo molto importanza al denaro come centro della nostra vita, loro invece hanno al centro le relazioni umane, personali, è tutto molto più diretto, molto più umano.

Ti ringraziamo molto per la tua disponibilità, è stato un piacere. Grazie..
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