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UN MESE SENZA SESSO PER SALVARE LA VITA
Di Simone Olivelli da newnotizie.it – del 28/07/2010
Un mese di astinenza sessuale. Questa la proposta fatta da due scienziati:il rischio di trasmissione sarebbe più elevato nelle sei settimane successive al contagio. L’iniziativa potrebbe favorire il contenimento dei contagi nelle zone a più alto rischio.
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La proposta non viene dalla voce di un esponente di qualche fondamentalismo religioso, ma da alcuni scienziati e precisamente dal professore Alan Whiteside dell’Università di Kwazulu-Natalin in Sud Africa e dal dottor Giustino Parkhurst della scuola londinese di Igiene e Medicina tropicale del Regno Unito, intervenuti alla diciottesima conferenza internazionale sull’Aids, recentemente svoltasi a Vienna.
 
Secondo gli studi condotti dai due luminari, l’iniziativa potrebbe favorire il contenimento dei contagi nelle zone a più alto rischio – soprattutto l’africa subsahariana – e contribuire così alla lotta contro la diffusione dell’hiv.
 
L’ipotesi di partenza è quella secondo cui il rischio di trasmettere la malattia sarebbe più alto nelle prime sei settimane dopo il contagio; infatti, è in questo periodo che sono riscontrate fino al 45% delle nuove infezioni. Ciò, secondo i ricercatori, sarebbe dovuto al fatto che il corpo necessiterebbe di un determinato lasso di tempo prima di iniziare a reagire contro il virus, periodo in cui quest’ultimo avrebbe la possibilità di aumentare la sua pericolosità anche per quanto riguarda la trasmissione verso l’esterno.
 
Secondo gli scienziati «impedire alle persone recentemente infettate di trasmettere la malattia per un periodo di un mese potrebbe creare un effetto di “break fire”, ovvero come quando per arginare un incendio nella foresta vengono abbattuti gli alberi con l’intento di interrompere l’estensione del fuoco».
 
Da una relazione pubblicata dall’agenzia Unaids, il numero di contagi negli ultimi anni si sarebbe ridotto del 25% in dodici dei paesi più colpiti dalla malattia. Questo dato evidenzierebbe come «i giovani abbiano dimostrato di poter essere agenti del cambiamento nel modo di intendere la prevenzione. Oggi, ci sono persone più giovani che fanno un regolare uso dei preservativi e molte altre affrontano i test hiv senza paura».
 
Il dottor Nicola Muraguri, direttore del National Aids and Sexually Transmitted Infections Control Programme, ha dichiarato: «A differenza del passato, quando gli uomini si vantavano per il numero di donne con cui erano andate a letto, oggi i giovani sono diventati più prudenti».
 
Chissà cosa penserebbe Freud della proposta fatta da Whiteside e Parkhust?
 
Riuscirà, questa volta, il principio di realtà a mettersi al servizio della vita?
 
 
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