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OXFORD. Dal nostro inviato
Marc Koska è attivo. Il genere di persona per la quale può avere senso l'attivismo. Ha visto un problema, come la diffusione di malattie dovuta alla pratica del riutilizzo delle siringhe, e si è dato da fare per risolverlo.
In alcuni paesi, come l'India, milioni di persone che vanno in ospedale a farsi curare e ricevono una medicina che si somministra con una siringa, tornano a casa infettati da un morbo peggiore. «Ogni 24 secondi c'è un bambino che muore a causa di una siringa infetta. La gente non conosce il pericolo» dice Marc. Ha lanciato una raccolta di fondi per diffondere l'informazione, raggiungendo 500 milioni di persone, ha convinto il governo indiano a vietare il riutilizzo delle siringhe e ha creato una società che offre in licenza il design di una siringa che si rompe dopo il primo utilizzo: «Ne sono state prodotte 2 miliardi e hanno salvato 10 milioni di bambini».
Marc Koska è un esempio di come si possa indirizzare la produzione in larga scala e la comunicazione verso il raggiungimento di obiettivi di grande importanza dal punto di vista dell'umanità. A partire da un'idea relativamente piccola, concreta e capace di risultati misurabili. Una vera e propria cultura della consapevolezza e dell'azione sostenuta e valorizzata da Ted, un'organizzazione non profit che divulga informazione sulla scienza, la tecnologia, il design, l'innovazione, allo scopo di favorire la soluzione dei grandi problemi dell'umanità: dalla povertà al cambiamento climatico, dall'incomprensione tra le culture alle ingiustizie di genere. In questi giorni, si svolge a Oxford la versione internazionale del suo meeting annuale, curata da Bruno Giussani (responsabile di Ted per l'Europa). E il titolo dell'edizione 2010 è, non a caso: "E ora le buone notizie". Perché come dice Giussani, «nonostante tutto, ce ne sono».
Riguardano una quantità di problemi. Ma seguono lo stesso schema: problema, soluzione, azione; una persona sensibile, una strategia razionale, una realizzazione efficiente. E molta empatia. È il caso di Walid Al-Saqaf che si era visto chiudere il portale di informazione YemenPortal.net dalle autorità che hanno voluto censurare le notizie che riportava: Walid non si è perso d'animo e ha creato un software che consente a chiunque di aggirare la censura per qualunque sito di informazione. Ed è il caso di Inge Missmahl, una psicologa che ha creato un sistema per diffondere centri di ascolto e cura per l'enorme quantità di persone che in Afghanistan soffrono di disturbi mentali (oltre la metà della popolazione) a causa di decenni di conflitti che hanno distrutto il funzionamento della famiglia e delle relazioni tra vicini in un paese la cui cultura era fondata essenzialmente su quel tipo di socialità. Inge Missmahl ha in terapia 11mila persone. Ed è il caso di Mitchell Besser che ha creato un'organizzazione che mette in contatto le madri in Sudafrica perché si aiutino reciprocamente a informarsi ed educarsi sul modo di evitare di trasmettere l'Hiv ai figli. Un tema sostenuto anche a Ted da Annie Lennox: la grande musicista britannica ha deciso di usare la sua popolarità per diffondere la consapevolezza intorno al dramma dell'Aids in Africa.
«Nonostante tutto, a Ted siamo ottimisti» dice Giussani «non in base a una ingenua fede nella tecnologia che sistemerà tutto, ma sulla scorta dei fatti. Che dimostrano come azioni pragmatiche, cooperative, riescono a risolvere i problemi. E vediamo un trend, nella scienza, nella tecnologia, nell'arte, nel pensiero sociale e politico, che emerge ovunque salvo che nella maggior parte dei dibattiti pubblici. Se si mettono insieme tutte le buone notizie che effettivamente si trovano girando il mondo, emerge un'idea profondamente diversa di quello che l'umanità può fare».
Fonte: www.ilsole24ore.com
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