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Continua la battaglia che l’Africa, già da qualche anno, sta affrontando contro il virus che l’ha messa in ginocchio, l’Hiv, e secondo i dati rilasciati ieri dal programma messo in piedi dall’Organizzazione delle nazioni unite, UnAids, le cose stanno cambiando. È in corso una rivoluzione. Per la prima volta i casi di Aids fra i giovani compresi tra i 15 e i 24 anni sono scesi addirittura del 25 per cento in dodici dei paesi gravemente affetti dal virus.
In Kenya, ad esempio, si è verificato un declino vistoso nella diffusione del virus che ha portato la percentuale di persone non affette dall’Aids ad abbassarsi al 60 per cento.
Questo capovolgimento quasi repentino della situazione è avvenuto grazie alle scelte individuali che stanno via via attuando i giovani dei paesi più toccati dall’epidemia. La prima su tutte è l’uso del preservativo, l’unico metodo sicuro che garantisce l’immunità dal virus durante i rapporti sessuali, mentre la seconda è la riduzione di rapporti occasionali, e quindi sta avvenendo un vero e proprio cambiamento delle abitudini sessuali dei giovani africani.
I risultati ottenuti attraverso questi semplici accorgimenti che la gioventù africana ha deciso di adottare sono da considerare ancor più sorprendenti se si pensa che, dei cinque milioni di giovani affetti dal virus, l’ottanta per cento è stanziato nell’Africa sub sahariana e se si considera che durante il 2008 i casi di infezioni erano aumentati di quasi un milione.
Questa rivoluzione, che sta avvenendo dal basso, ha attirato l’attenzione di altri governi sparsi per il mondo affinché imparino da questo progresso e investano sulla distribuzione gratuita di preservativi, il finanziamento di programmi di educazione sessuale e sull’effettuazione gratuita del test per l’Hiv.
Resta però il problema dell’irreperibilità dei medicinali anti-retrovirus per coloro che sono già sieropositivi ma che non hanno ancora contratto l’Aids e sia di quelli che hanno bisogno di cure poiché già affetti dal virus.
Il Brasile è, per ora, uno dei paesi in cui i farmaci sono reperibili e che, producendo farmaci a basso costo, ha permesso a tutti quelli che ne hanno la necessità di potersi curare. Le cose però potrebbero cambiare, poiché i medicinali ora disponibili sul mercato risultano sempre meno efficaci, dato che il virus Hiv tende a rafforzarsi nel tempo e la produzione di farmaci più aggressivi potrebbe risultare molto costosa.
Ma quello che sta facendo veramente la differenza nella lotta contro l’Aids in Africa è il cambiamento di atteggiamento che la popolazione sta mostrando di fronte a una problematica dalla risoluzione difficilissima. Michel Sidibè, capo di UnAids, ha riferito che l’utilità e la reperibilità dei medicinali non sono tutto perché «una volta cominciati i trattamenti continuavano ad apparire nuove infezioni da combattere», segno che c’era una scarsa volontà, soprattutto da parte dei giovani, a cambiare abitudini sessuali.
A far evolvere la mentalità di milioni di giovani africani, secondo l’Onu, sono state le numerose campagne per la prevenzione che sono state condotte con ostinazione nei paesi dell’Africa.
L’UnAids terrà una conferenza mondiale la prossima settimana nella capitale austriaca dove si discuterà degli obiettivi raggiunti e quelli da raggiungere nella lunga battaglia contro una malattia che fino ad ora ha infetto 33.4 milioni di persone in tutto il mondo.
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