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RACCONTO SENTIMENTALE
Di Daniela Minerva dall'Espresso del 1/06/2010
Un bel film documentario racconta l’epopea dell’Aids, e più che alle parole permette alle voci e ai volti di narrare un tempo perduto.
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: + : S I E R O P O S I T I V O . it : + :
Ho visto un film molto bello: “+o- Il sesso confuso”  fatto da Andrea Adriatico e Giulio Maria Corbelli. Racconta il tempo dell’Aids, partendo dalla sua genesi storico-antropologica, la rivoluzione sessuale e intima degli anni Settanta e, di decennio in decennio, arriva a questi anni 2000. Anni fortunati, in un certo senso, perché mettono a disposizione dei malati potenti strumenti farmacologici capaci di cronicizzare la malattia, ma anche anni sciagurati perché hanno spazzato via il ricordo, non solo delle vite portate via da Hiv ma anche di quei giorni memorabili di guerra medico-sanitaria, sì, ma soprattutto emotiva.
“Il sesso confuso” coglie nel segno: perché centra la vera genesi dell’epopea. L’epidemia di Hiv-Aids ha avuto una sua storia naturale a partire dai primi  casi del 1981-82 fino all’identificazione del virus responsabile e delle armi per combatterlo; ha contato milioni di morti e impiegato milioni di dollari. La sua stessa portata ne fa, è vero, un’epidemia epocale e apocalittica. Ma non solo. L’Aids è molto di più. Non è soltanto una malattia, né una fiera battaglia vinta, per ora, dalla scienza. L’Aids è la metafora di un tempo perduto. E questo film lo racconta con una delicatezza e una profondità di sguardo del tutto inedita.
Non so quanto sarà possibile vederlo. Sul sito (linkato qualche riga sopra) ci sono una serie di date e luoghi nei quali verrà mostrato. Troppo pochi. Mi piacerebbe che in ogni piazza quest’estate ci fosse un po’ di spazio per questo racconto sentimentale. Ma non solo perché quel tempo perduto è anche il mio tempo e mi dispiace da morire che se ne perda il ricordo.
“+o+ Il sesso confuso” ha il valore di un documento prezioso. E lo dimostrano proprio le ultime inquadrature del film girate al Liceo Galvani di Bologna, un classico blasonato dove studiano i rampolli della borghesia cittadina. Una volta era il cuore dell’intelligentsia prossima ventura, ora il senso dei licei è molto più vago e non so che fine faranno i ragazzi del Galvani. Certo è che visti lì a parlare di Aids senza essere capaci di capire, mi si stringe il cuore. Sono ignoranti e razzisti, ma non per colpa loro. Hanno lo sguardo inconsapevole e a vederli si ha la certezza che sarebbe bastato che qualcuno, di buona volontà, quello sguardo lo riempisse.
Che salto, tra quel vuoto assoluto e lo strabordante dolore delle testimonianze che intessono il film! Dove eravamo mentre si scavava quel vuoto? Al di là dei ricordi, della memoria degli amici morti e delle nostre illusioni perdute, ciò che ti porti a casa dalla proiezione è questa domanda implacabile: dov’ero mentre quei ragazzi diventavano così scemi?
Allora, facciamo uno sforzo: andiamo sul sito del film, cerchiamo di vederlo e di portarlo in giro. Nelle scuuole e nelle piazze. Proviamoci almeno a blindare la memoria.
ps: Pandora denuncia un suo conflitto di interessi: sono intervistata nel film, che è dedicato alla memoria di un giovanotto amatissimo, Riccardo Tommasetti.

Fonte: L'Espresso Blog
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