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| DISCRIMINAZIONE ODONTOIATRICA |
| Un paziente hiv+ discriminato dal suo dentista. Articolo di Giovanni Quinti, vice-presidente «sieropositivo.it» |
| Torino, 30 ottobre 2003. La LILA, Lega Italiana per la lotta contro l'AIDS, denuncia un grave atto di ignoranza e discriminazione nei confronti di una persona sieropositiva all'HIV da parte di un medico dentista. La nostra Redazione ha intervistato Annalisa Guglielmi (Responsabile Ufficio Stampa Nazionale di Lila). Se ne parlerà al Maurizio Costanzo Show. Dovremo ancora essere vittime di discriminazioni così assurde? |
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Un nuovo atto di discriminazione umilia le persone sieropositive all'HIV e preoccupa per l'ignoranza che ancora oggi circonda le modalità di contagio e le precauzioni che di prassi qualsiasi medico dentista è tenuto ad adottare nel suo ambulatorio. A Parabiago (MI) una persona che ha richiesto una visita urgente presso uno studio dentistico cittadino (il medico che lo ha in cura non era raggiungibile), alla sua dichiarazione di sieropositività, si è sentita rispondere dal professionista responsabile che non poteva essere curato in quanto l'ambulatorio non era attrezzato per una simile eventualità (!), che l'operazione avrebbe richiesto uno spazio temporale di un'intera mezza giornata per l'isolamento (!) e la sterilizzazione (!), di rivolgersi quindi al pronto soccorso o altrimenti lui gli avrebbe richiesto, in relazione all'elevato numero di ore di lavoro, un altissimo esborso di denaro.
Ora la LILA, Lega Italiana per la lotta contro l'AIDS, si chiede e chiede all'Ordine dei Medici Dentisti: quali sono le attrezzature, l'isolamento e la sterilizzazione che necessitano per un intervento a un paziente sieropositivo all'HIV che non siano assolutamente le stesse che di diritto dovrebbero essere fornite a qualsiasi paziente, sano o malato?Come non essere seriamente preoccupati per le persone sieropositive (a cui devono essere garantiti i livelli di assistenza sanitari) ma anche per tutti coloro che sieropositivi non sono e che rischiano la propria salute dal momento che alcuni medici dentisti prendono precauzioni - o rifiutano la propria prestazione - solo quando hanno la certezza della patologia?
Quanti non dichiarano il proprio stato sieropositivo (all'HIV, ma anche all'epatite, ecc.) per paura delle reazioni del dentista stesso? E quante persone sieropositive inconsapevoli si siedono sulla poltrona del dentista? È noto infatti che la maggior parte delle persone sieropositive italiane non sanno di esserlo perché non c'è la cultura del test conoscitivo né dell'uso del preservativo.
L'inquietante fatto di Parabiago segnala da parte di chi dovrebbe essere professionalmente preparato ignoranza, pregiudizio e inaffidabilità.
Chiediamo quindi un intervento pubblico dell'Ordine dei Medici Dentisti che espliciti in maniera ferma, cosa s'intenda fare per garantire che situazioni come queste non si verifichino mai più.
Lila Nazionale
Riportiamo di seguito l'Intervista telefonica rilasciata da Annalisa Guglielmini (Responsabile Ufficio Stampa di Lila Nazionale) alla Redazione di Sieropositivo.it:
Sig.ra Guglielmi di cosa è indice un atto di discriminazione del genere?
Di pregiudizio ed ignoranza. E’ incredibile che, in Italia, avvengano ancora cose del genere. Ma non solo è anche allarmante. Soprattutto per chi sieropositivo non è. Se davvero fosse rischioso curare un paziente Hiv+, rischioso per la salute dei pazienti successivi o rischioso per lo stesso medico, dovremmo davvero preoccuparci. Lei sa quanti sono i pazienti che, pur essendo sieropositivi per paura di creare reazioni simili, non dicono la loro condizione? Oppure di quei pazienti che nemmeno sanno di esserlo? In realtà non c’è nessun rischio, se però vengono rispettati gli obblighi sanitari. Ogni strumento deve essere debitamente sterilizzato per ogni nuovo paziente. E questo deve avvenire sempre e comunque, anche se il paziente precedente è sanissimo e non è affatto sieropositivo!
Le scuse addotte dal dentista sono assurde; sono semplicemente frutto dell’ignoranza e della discriminazione che, però, non dovrebbero essere caratteristiche tipiche di un medico.
Che tipo di attrezzatura sarebbe stata necessaria, secondo il dentista, per poter curare un paziente hiv+?
Lui ha addotto scuse tipo “è necessaria una poltrona speciale”, “ho bisogno di un particolare tipo di attrezzatura”. In realtà dobbiamo pensare che il virus dell’Hiv è molto debole se esposto, assai più debole del virus dell’epatite. Lei deve sapere che il 50% dei sieropositivi in Italia non sa di esserlo. Sa questo cosa vorrebbe dire? Che andare dal dentista è un pericolo per la salute pubblica. Ma non è, invece, così! Le misure sanitarie che devono essere applicate sono sufficienti a garantire una tutela ad ampio raggio per i cittadini. I dentisti sono obbligati ad applicare tutte le norme di sicurezza sempre e in ogni caso. Non esiste alcun rischio per un dentista di curare un paziente con hiv+ e non esistono rischi per i pazienti che si curano dal medesimo dentista, se vengono applicate le norme.
Quali i prossimi passi di questa vostra denuncia?
Il paziente hiv+ vittima di tale discriminazione si è dato molto da fare. Stasera dovrebbe essere al Maurizio Costanzo Show. L’Ordine dei Medici ha avviato un’indagine. Sono stati fatti dei controlli nello studio del dentista; ma non è stato trovato nulla. Tutto è in regola. Ma certo che è in regola! Ciò che ha fatto non è stato un abuso igienico sanitario, ma un grave errore deontologico. Controlli formali, in questo caso, lasciano il tempo che trovano. Ciò che resta è l’amaro in bocca….
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